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Provincia del Medio Campidano
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05/09/2010
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La chiesa parrocchiale
"Visitazione di Maria Vergine" - Siddi

La chiesa parrocchiale di Siddi, intitolata alla SS. Vergine delle Grazie (Sa Gloriosa), si trova al centro del paese, in localit denominata un tempo De Cresia.
Orientata con facciata a Sud-Ovest e preceduta da un piccolo sagrato, essa fu edificata a partire dal 1704 (con i lavori che andarono avanti per oltre un cinquantennio) sopra una chiesa pi piccola, costruita forse poco prima del 1600.
La parrocchiale, realizzata con blocchi di marna, arenaria, basalto e materiali vari, mostra un impianto longitudinale con navata unica e volta a botte. Esternamente fiancheggiata da un campanile (lato sinistro - vedi foto inalto) e da sei contrafforti (tre per lato).
L'assetto generale della chiesa legato allo schema delle architetture religiose del Barocco sardo, stile che si svilupp nell'isola con due filoni, uno colto ed uno popolare. La chiesa di Siddi pu essere inserita in questo secondo filone.
Il prospetto, semplice ed elegante, nella parte bassa mostra un'apertura centinata con capitelli da stipite e chiave di volta, a cui s'affiancano una coppia di lesene scanalate concluse da capitelli, sopra i quali posto un architrave modanato che delimita un timpano con arco a sesto ribassato spezzato. Nella parte alta si aprono invece tre finestre con finimenti in marna (due laterali rettangolari e una centrale con centina), sopra le quali il prospetto chiuso da un coronamento a doppia inflessione (o "a cappello di carabiniere"), modanato e in marna.
Il campanile, edificato a canna quadrata e suddiviso in tre ordini sovrapposti, fu ultimato nel 1688. alto 25 m e largo 4,50 m per lato. Nel secondo ordine, sui cui lati sono compresi quattro archetti pensili a sesto acuto forniti di peducci, si aprono quattro monofore archiacute e modanate dove trovano alloggiamento quattro campana di bronzo (due del sec. XVII e due del XIX).
L'interno della chiesa, ampio e poco illuminato, mostra un'aula a pianta longitudinale coperta con volta a botte (m 22,85 di lunghezza per m 8,70 di larghezza), sulla quale si aprono cinque cappelle quadrangolari (tre sul lato sinistro e due sul lato destro) ed una sacrestia sul presbiterio sopraelevato.
Le pareti dell'aula, intonacate e parzialmente affrescate, sono scompartite da dieci lesene lisce in marna sormontate da altrettanti capitelli che mostrano una teoria di decorazioni a cespi d'acanto stilizzato d'ordine corinzio. Lungo tutta l'aula le lesene reggono una trabeazione a dentelli su cui s'imposta la volta a botte rinforzata da due sottarchi decorati con formelle rettangolari.
Il presbiterio, recinto da una balaustra, ospita nella parte centrale il grande altare maggiore in marmi policromi, collocato in opera nel novembre 1815 sotto la guida di un marmoraro della famiglia Franco (probabilmente Domenico).
Al centro dell'altare maggiore, entro un'ampia nicchia, posta una grande statua lignea della Madonna col Bambino ( alta 1 m e 76 cm). Dorata e policromata in estofado de oro con motivi a ramages e geometrici (nella veste sono geometrici a formelle, nell'unico esempio isolano a foggia quadrata con spigoli smussati), la sua datazione risale al secondo quarto del secolo XVII, ad opera di un anonimo artista campano immigrato in Sardegna.
Fra le cappelle risulta assai interessante quella del Rosario. Fornita di balaustra in marmi policromi, la prima cappella costruita nella chiesa (dal 1711).
Al suo interno si trova una mensa di marmi policromi con al centro del paliotto un medaglione raffigurante la Madonna del Rosario (databile alla met del sec. XVIII), e un grande retablo ligneo intagliato, dorato e policromato, riferibile certamente a quello pagato fra il 1774 ed il 1766. L'opera suddivisa in tre specchi da quattro colonne tortili, sorrette da plinti che poggiano su uno zoccolo. Fra queste colonne si aprono tre nicchie centinate che ospitano le statue lignee seicentesche e settecentesche della Madonna dell'Incontro Pasquale (al centro), della Madonna del Carmine (a sinistra) e della Madonna del Rosario (a destra). La nicchia centrale poi "incorniciata" da quindici formelle rettangolari, nelle quali sono dipinti i Misteri del Rosario.
Altra cappella interessante quella intitolata a Sant'Antonio da Padova. Interamente affrescata e parzialmente recinta da una balaustra di marmi policromi, la cappella presenta una mensa di marmi policromi con al centro del paliotto un medaglione raffigurante Sant'Antonio da Padova, e una pregevole statua lignea di San Sebastiano, forse ottocentesca.
Altra significativa statua lignea quella del Cristo risorto, probabilmente ottocentesca, posta sul fondo della navata centrale.
Degno di attenzione pure il fonte battesimale, realizzato in marmi policromi dal marmoraro cagliaritano Giovanni Spazzi nel 1793, e poi un secondo fonte battesimale, litico, di forma esagonale e decorato con rosoni a motivi fitomorfi, forse del sec. XVIII.
Anche il pulpito ligneo risulta abbastanza interessante, ed costituito da una tribuna esagonale intagliata con decorazioni e sovrastata da una tettoia anch'essa ornata. probabilmente lo stesso commissionato nel 1615 al falegname cagliaritano Giacomo Serra per la demolita chiesa seicentesca, poi ricollocato nella nuova parrocchiale nel 1727.
All'interno della sacrestia, costruita fra il 1774 e il 1782, si trova una bella paratora lignea di fine Settecento, oltre ad arredi sacri e vari paramenti, alcuni dei quali di notevole pregio e interesse.
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